
In questi anni le storie di Samuel Stern sono state una notevole discesa lungo una montagna rossa, ma, se devo pensare ad numero che contenga un tasso adrenalinico così alto quanto quello de l’assedio, proprio non riesco a trovarlo.
Come vi raccontavo a proposito del numero precedente (qui, per la precisione), un nuovo avversario, l’Informe, si cela nelle fattezze di uno dei più fedeli alleati del nostro. E, dopo averlo ridotto in coma, in questo numero 64 si appresta a sferrare il colpo finale.

La sceneggiatura di Cantone è misurata al cronometro. Colpo di scena dopo colpo di scena, tutti gli alleati di Samuel si schierano attorno al suo capezzale, da Duncan e Polly fino all’agenzia. Tutti si preparano all’ultimo assalto delle schiere dell’informe in quella che sembra essersi ridotta oramai ad una lotta senza quartiere.
Tra citazioni di Matrix e World War Z, gli sconti si fanno sempre più accesi, fino ad arrivare ad una resa dei conti assolutamente evocativa.

E così, come novelli agenti Smith, i demoni prendono possesso dei corpi, moltiplicandosi in una propagazione virulenta e inarrestabile. Altri, come formicai umani di World War Z, si ammassano, bloccando ogni accesso, costruendo una barriera impenetrabile intorno all’ultimo baluardo di Samuel. La scena si fa gargantuesca, un assedio dantesco che evoca le più cupe visioni dell’Inferno. Il cielo è striato di fumo e fuoco, le urla dei dannati riecheggiano nell’aria, mentre l’Informe guida le sue legioni infernali contro i pochi difensori rimasti.
La cosa interessante di questo tipo di narrazione è che, essendo completamente naturalista, non ci è dato sapere cosa sti accadendo a Samuel. Samuel che avevamo lasciato in una fantasia dove viveva con una moglie rediviva e la figlia e di cui, per quasi tutto l’albo, non viene percepito un pensiero od una sensazione.
Samuel è un baluardo immobile, fragile. Un’ultima linea di difesa, più prossima ad un oggetto che ad una figura reale.
Il simbolismo non sfugge.
Samuel è come il Santo Graal, un simbolo di speranza e redenzione in un mondo sempre più minacciato dalle schiere di demoni aggressivi e potenti. Per i suoi amici, non resta altro che chiudersi a coorte, stringersi l’uno all’altro e mantenere salda la fede in quello che Samuel ha sempre rappresentato. In questa narrazione evocativa, Samuel diventa l’ultimo baluardo di luce, un faro immobile e fragile in mezzo alla tempesta, la cui presenza offre un barlume di speranza contro l’oscurità che avanza.

Tutto questo è reso possibile dalle matite di Campodell’orto che con una padronanza incredibile dello stile digitale, riempie di tinte di grigio ogni tavola, rendendola profonda ed integrata in questo spaccato di inferno.
Lo schema narrativo è quello di un Dollaro d’onore se volete, lo stesso tipo di assedio caro a certe pellicole di Tarantino, ma in generale si presenta come una scena asfittica e claustrofobica dove l’elevato livello di dettaglio di ogni inquadratura rende completamente concreto il tipo di assedio che il manipolo di eroi deve subire.

Campodell’orto dimostra una capacità straordinaria nel definire dettagli precisissimi per ogni tavola. Ogni pagina è una testimonianza della sua maestria artistica, dove il realismo e la crudezza delle mutilazioni, dei corpi che si consumano e delle esplosioni si manifestano con una potenza visiva travolgente. La narrazione grafica non si limita a mostrare semplicemente, ma immerge il lettore in una spirale di emozioni intense e contrastanti, rendendo palpabile ogni ferita, ogni sofferenza.
Questo episodio si trasforma così in una scena finale, definitiva, che lascia poco spazio alla speranza e molto alla riflessione. Ogni esplosione, ogni grido di dolore, contribuisce a costruire un crescendo drammatico che porta inevitabilmente verso la conclusione, lasciando il lettore con il fiato sospeso e un senso di inevitabilità che solo le grandi opere riescono a trasmettere.
Col solo rammarico che, da questa uscita, il tempo di attesa si prolungherà fino a sessanta giorni.
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