
Due – Enrico Brizzi
Ho fatto di tutto per odiare questo libro. Prima ancora che ne avessi tra le mani le pagine, che potessi scrutare le due pin-up di Baronciani e sentenziare ‘quei due non assomigliano per nulla ad Alex ed Aidi’.
Perché in fondo Alex ed Aidi era meglio lasciarli dove erano rimasti quella piovosa domenica di maggio, ventinove anni fa, all’incirca. Aidi involo per l’America, il vecchio Alex in sella alla sua poderosa, e no che non era una lacrima quella.
Da amante dei sequel, non ho potuto fare a meno di aspettare però, con contraddittoria ansia, che il volume uscisse. Ero troppo curioso di sapere cosa fosse accaduto loro in tutto questo tempo. E le mie aspettative erano proprio quelle. Di poter intercettare i loro volti coperti di rughe, alle prese con un matrimonio fallito e le bollette da pagare. Ma in fondo si, sempre loro.
Ed invece Alex ed Aidi non erano ancora usciti da quel 1992 che li aveva visti tentare di addomesticarsi. Due, sarebbe stato il libro che raccontava cosa succedeva dopo. Immediatamente dopo. Ragione per cui le prime pagine, con Aidi appena arrivata nel nuovo mondo, alle prese con una high school come quelle delle serie tv (solo che all’epoca si chiamavano telefilm, badate bene) e Alex precipitato in un baratro di inedia, mi sembravano troppo.
Non ero io pronto a riprendere i contatti con la versione più giovane di me, e non ero pronto a ritrovare loro odiosamente giovani mentre tutto, attorno, era invecchiato.
Ragione per cui mi sono attestato su una lettura scarna, di poche pagine al giorno, a giorni alterni, a mesi alterni, lasciando che il rumore di fondo della realtà prendesse il sopravvento.
Ma un paio di giorni fa, non ha funzionato più. Mi sono ritrovato a leggere con avida curiosità le loro vicende di tutti i giorni. Peggio ancora, mi sono trovato a pensare a loro quando facevo tutt’altro, con la voglia, profonda e matta, di tornare alle loro avventure e capire cosa stava per abbattersi su di loro.
Ve lo dico subito, e perdonatemi l’anticipazione. I due non saranno capaci di mantenere le promesse che si erano fatte all’alba del famoso volo per il nuovo mondo. E, in un modo o nell’altro si allontaneranno. La cosa sorprendente, è il vederglielo fare da esseri umani, reali. Alex, da uomo, lo farà col corpo, senza riuscire mai a farlo completamente con la mente. Aidi, da donna, partirà proprio dalla mente, per poi rendersi conto, col corpo di avere sbagliato.
Non venitemi a raccontare che questi sono solo luoghi comuni. Uomini e donne sono uguali per approssimazioni, ma nelle loro reazioni, seguono percorsi differenti. E anche quando il risultato è lo stesso, in realtà il tormento è una cosa a sé.
Così proprio mentre tutto sembra precipitare in una spirale di autodistruzione irreversibile, quando il mondo di Alex comincia a crollare irreparabilmente, io sono là, testimone scioccato di una verità ben chiara. Le vite delle persone finiscono in pezzi ogni giorno. Tutto quello che era stabile può ridursi in macerie nell’arco di pochissime ore. E possono volerci stagioni intere prima che ci si renda davvero conto di quello che è accaduto.
Certo, direte voi, quando si è adolescenti è facile farla tragica, da adulti si hanno più strutture. Falso, miei cari, terribilmente falso. Da adulti, si possono fare solo più macerie.
Così io, che ero adolescente inquieto e ribelle, mi sono confrontato con me adulto, inquieto e sopravvissuto. E prima che potessi rendermene conto, questo contatto ha causato un cortocircuito.
Non so spiegarmi se il mio Io adulto è riuscito a trasmettere una anticipazione nichilista al mio io adolescente, quello che si leggeva Jack Frusciante è uscito dal gruppo sul letto della sua cameretta mentre la radio passava i Modena City Ramblers.
Il mio IO adolescente mi ha trasmesso una breve scossa elettrica, nel momento esatto in cui in Due il vecchio Alex considera che
‘ In un modo o nell’altro, si muovevano tutti in cordata. A lui, invece, veniva naturale l’arrampicata libera in solitaria’.
Mi è tornata in mente una frase che avevo scritta col tratto-pen sul mio vecchio zaino, una frase di Kerouac, niente meno. ‘aveva nel suo cuore quello che gli altri volevano nel loro’.
Non si può essere adolescenti per sempre, lo specchio ci sputerebbe in faccia la verità, ma non per questo ci si deve rassegnare alla mediocrità. Si può conservare impeto e rabbia, e riconoscere, o risvegliare, questi tratti tra i nostri occhi stanchi. Ché sentirsi arrivati, giammai.
Forse sotto questo punto di vista, leggere questo libro mi ha fatto davvero piacere. Dopo tutte le tempeste, dopo tutte le sovrastrutture perse, scoprire che è rimasto qualcosa che pulsa vivido (cit) non è poi così male.
E sul finire di tutte queste pagine che capisco perché Enrico Brizzi abbia deciso di riportare tutti al 1992. Perché per lui per primo era necessario far ritornare Aidi dal vecchio Alex. Averla lasciata tanto tempo da sola in America ci ha assicurato una storia più matura e sentita. Ma per Enrico deve assolutamente aver chiuso un cerchio.
Ora, conoscete il mio umore e la mia teatralità. Io, lo avrei fatto finire in modo molto più tragico e realista. Con un po’ di bile in mezzo.
Ma riconosco che la mia generazione, un lieto fine se lo meritava. Cercava quel pizzico di magia, senza sapere di averne bisogno per davvero.